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pag 307 – traduzione di  Davide Girelli, Erika Casali, Martina Cocchini, prefazione di Adriano Sofri – Mondadori 2007Sulla copertina di questo libro c’è la foto di quel che resta della palestra della scuola di Beslan (l’autore è Sergei Grits).

Si vedono corone di fiori e bottiglie. In alcune bottiglie ci sono dei fiori, ma se si guarda bene ci sono anche delle semplici bottiglie di acqua, si nota anche una lattina, forse di cocacola. Questa foto mi ha ipnotizzata spesso, prima o dopo la lettura, che comunque non può essere di troppe pagine per volta. La luce di questa foto è fredda. Sembra quasi in bianco e nero, ma poi si notano i colori smorzati delle corone di fiori. Fuori, sullo sfondo, c’è un palo della luce con due lampioni ai lati. I miei occhi lo leggono come una croce, non posso farne a meno.

Ho finito di leggere il libro e l’amarezza che mi ha lasciato è molta. Per i fatti che narra, per la menzogna, la finzione che copre ogni cosa ( e anche noi, l’occidente ) l’ingiustizia senza limiti. Per farci sapere queste cose, per farle sapere anche e soprattutto ai suoi compatrioti, Anna Politkovskaja è stata freddata, e come lei tanti altri giornalisti e attivisti che hanno voluto parlare e si sono battuti per riuscire a farlo. Solo pochi giorni fa un’ altra vittima: Natalia Estemirova

 

Ho finito di leggere il libro e ho capito il perché delle bottiglie con l’acqua e della lattina sulla foto. Durante i giorni dell’assedio alla scuola di Beslan, alle centinaia di bimbi prigionieri non venne nemmeno dato un goccio d’acqua. Come omaggio alla loro memoria parenti e amici inconsolabili portano tutt’oggi sulle piccole tombe qualcosa da bere.

postato da: millaemonnez alle ore 03/08/2009 21:03 |
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